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Uscita al Peroloch

Marce, Matteo, Stefano Costalunga, Helene, Giorgio Anichini.

L’intento di ieri era quello di andare a vedere un paio di “punti di domanda” nel rilievo del Pozzo De Marzi, sia nella parte asciutta sia nella parte bagnata.

Il ritrovo è stato alle ore 8.00 al cimitero di Caltrano. Dopo il caffè e i preparativi per entrare, alle 10.30 siamo entrati in grotta.

Durante l’avanzamento, Costa racconta un episodio del suo passato in grotta, il cosiddetto “pseudo incidente del 1996”. All’epoca, Leris, Luna, Lucio e Lillo si trovavano in grotta e stavano uscendo quando, arrivati al bivio tra il ramo dei Commercianti e quello degli Operai, si trovarono davanti a una piena che sbarrava la via del ramo dei Commercianti. Leris riuscì a superare la cascata e a uscire all’esterno per andare a chiamare i soccorsi. Costa, che avrebbe dovuto essere in grotta con loro, era invece rimasto fuori a causa di un’operazione ai denti. Nonostante questo, non volle lasciarli completamente soli. Decise quindi di salire alla Croce di Sant’Antonio, verso lo Zebio, dove si lasciano le auto prima di incamminarsi verso l’ingresso della grotta.

Quando Leris uscì, trovò Costa ad aspettarlo vicino all’auto. Senza perdere tempo, Costa si precipitò al primo bar disponibile per fare una telefonata e allertare i soccorsi. Riuscì a chiamare dalla Trattoria Masiero, la prima che si incontra ai piedi della Val Giardini, lungo la strada che porta allo Zebio.

Ritornato sul posto, e dopo aver chiesto al povero Leris di rimanere ad aspettarlo lì, Costa non lo trovò più. Preoccupato, si rimise in cammino verso l’ingresso della grotta. Dopo un centinaio di metri, nel buio del bosco, sentì una voce chiamarlo: «Costa».

Colto da un mezzo infarto per lo spavento, si voltò di scatto e vide, nel buio, una piccola luce rossastra: era la brace della sigaretta di Leris. Seguì qualche moderato improperio stile Costa. A questo punto la memoria di Stefano si fa incerta. Non si sa se qualcuno sia andato ad armare un saltino lungo la via degli Operai per permettere ai tre rimasti in grotta di uscire evitando la cascata, oppure se abbiano individuato autonomamente quella via alternativa. In ogni caso, la storia si concluse senza conseguenze: tutto finì bene senza conseguenze.

Ritornando al racconto dell’uscita, arrivati alle 12.30 alla sala Innominata, ovvero l’ultimo punto della grotta della parte vecchia, Giorgio esprime il suo dubbio nel continuare. Gli viene subito confermato dagli altri di fermarsi, se le condizioni non sono le migliori, perché la parte successiva della grotta, la parte nuova, è impegnativa.

Giorgio decide quindi di uscire accompagnato da Helene.

Marce, Stefano e Matteo proseguono per andare a vedere i due punti di domanda. Dopo un’altra oretta e mezza giungono al pozzo De Marzi asciutto, la parte fossile dove si trovava il primo punto di domanda.

L’ambiente da cui si parte è largo 5–6 metri, lungo circa trenta, e altrettanto alto. Ai piedi della parete a est c’è una fessura transitabile dove si intravede il nero sottostante. L’ipotesi è che sia congiunta con la sala Zebio sottostante. La speranza è che in questa fessura ci siano altre prosecuzioni che portino al ramo fossile del fondo. Scesi i primi trenta metri circa con un tiro unico, e approdati in un’ampia cengia, in effetti la fessura continua verso sud.

La fessura è alta e stretta. È stata risalita in libera sia da Marce che da Costa. Fa intravedere delle continuazioni, al momento però troppo strette per il passaggio.Dalla cengia, con altri tre frazionamenti e un dislivello di circa venti metri, si arriva proprio in sala Zebio. Rimane il dubbio se possa essere interessante tentare qualche passaggio oltre la fessura raccontata nelle righe precedenti.

Ricomposto e ridistribuito il materiale tra i tre componenti dell’esplorazione, si decide di risalire per la parte bagnata del pozzo De Marzi, con l’ipotesi di andare a vedere il secondo punto di domanda.

Si tratta di un pozzo nel pavimento di una piccola cengia, a circa metà del pozzo De Marzi. Matteo disarma il pozzo bagnato per poter utilizzare la corda e, pendolando, entrare in questo pozzo. Il posto disagevole e l’orario già avanzato ci hanno portato a valutare, durante la risalita, di lasciare questa esplorazione per un’altra volta, visto che sarà necessario attrezzare un traverso che richiede tempo.

L’uscita dalla grotta, dalla sala Zebio, si è risolta in cinque ore. Risalendo, si è optato, diversamente dalla discesa, per fare la parte fossile attraverso la Risalita Jack, evitando gli attivi di sala del Coccodrillo e pozzo Nettuno.

Alle 21.30 eravamo tutti fuori. Il tempo di arrivare alle auto e cambiarci e alle 22.45 eravamo con le “gambe soto a toa” a mangiare la pizza dalla Tata ad Asiago.

Marce

PEROLOCH VENTANNI DOPO, RISOLTO UN PUNTO DI DOMANDA: LA GROTTA CONTINUA!

di M.Manea

A inizio 2020, dopo tanti anni di rimandi abbiamo ricominciato a parlare di Peroloch in GSM.

Mi era capitato di scendere il primo pozzo della grotta nel 2018, incosciente del fatto che fosse il Peroloch. Un amico, appassionato di metal detector, mi ha chiesto di scendere un buco nelle zone di Asiago, precisamente sulle pendici del Monte Zebio per cercare reperti della Grande Guerra. Di fatto sono uscito con delle maschere a gas, bossoli, uno scarpone e una moneta coniata Vittorio Emanuele II (1861).

Scarpone della grande guerra ritrovato in fondo al primo pozzo del Peroloch.

Scarpone della grande guerra ritrovato in fondo al primo pozzo del Peroloch

Moneta trovato nei paraggi dell’ingresso del Peroloch coniata Vittorio Emanuele II (1861).

Moneta trovato nei paraggi dell’ingresso del Peroloch coniata Vittorio Emanuele II (1861)

Matteo una sera in gruppo ha rivelato che nel fondo del Peroloch ci sono dei punti di domanda, zone che hanno la necessità di mettere dei punti esclamativi: o la grotta prosegue o finisce lì!

Il Peroloch (ovvero grotta dell’orso in cimbro) si apre a 1.518 metri s.l.m. sul versante orientale del monte Zebio ad Asiago ed è una voragine conosciuta da sempre in altopiano. Sembra che la prima esplorazione, ma di cui non abbiamo documentazione, sia stata quella del disciolto Gruppo Speleologici Berici Longare. Successivamente negli anni ’80 dal Gruppo Grotte Sette Comuni che ne esegue il rilievo fino alla frana di -50 metri. È però il GSM negli anni novanta ad aprire un varco tra i massi e poi esplorare la grotta fino alla profondità di -212 metri lungo il Ramo dei Commercianti e poi fino a -185 m lungo il Ramo degli Operai

Ecco una testimonianza di Iko Lanaro:

“[…] dopo una prima discesa del Gsm, io, Michele De Marzi e Gaetano Dalla Cà, tornammo un mercoledì sera per aprire un varco nella frana che poi portò alla via che porta in profondità. Ricordo anche che forzammo un passaggio abbattendo (purtroppo) delle concrezioni, quello che battezzai appunto: imene. […]”

Ad ottobre del 2000, dopo un veloce riarmo da parte del GSM è stata decretata la fine del Peroloch come si trova scritto nel diario delle esplorazione di quel periodo:

“[…] Si ritorna al Peroloch per una ultima uscita esplorativa; constatato l’impossibilità di ulteriori prosecuzioni si decide il completo disarmo della grotta. […]”

Il rilievo del Peroloch sul Monte Zebio

Qualche ostinato però rimugina, e dopo un ventennio, rianima il desiderio di dare ancora un occhio al quel “buso”. Si perché “occhi nuovi” possono vedere quello che non è stato visto prima.

Decidiamo infatti che la grotta va riarmata e rivisitata per fugare i dubbi ed eliminare i punti di domanda. Nei mesi primaverili del 2020, purtroppo ci trattiene il Covid, ma il 6 giugno 2020, accompagnati anche da due speleo Modenesi, Marcello e Patrizia, diamo avvio al riarmo che dura 3 uscite.

Tra settembre e ottobre 2020, dopo aver riarmato la grotta fino al fondo, decidiamo i punti di ri-osservazione: Andrea Cicci da un occhio al sifone che sta proprio nel fondo, ma non ispira nessuno, non c’è flusso d’aria e diventa complicato il passaggio. Ci mettiamo un punto esclamativo!

Vicino al sifone, Giacomo detto Jack ripercorre un meandro in discesa “cancaro” che con delle curve a gomito dove tira aria, ma dove la disostruzione è complicata. E anche a questo ci mettiamo un punto esclamativo!

Risalendo verso l’uscita, all’attacco dell’ultimo pozzetto da 8 metri si vede una finestra, ovviamente già vista considerati gli spit presenti. Jack, un temerario arrampicatore di free solo insiste per andare a vedere. Ovviamente non gli permettiamo il free solo, ma l’obblighiamo all’armo del traverso in sicura. Purtroppo finendo la corda a disposizione si rimanderà all’uscita successiva la discesa di 3 metri nella sala sotto la finestra. L’uscita successiva con mio figlio e Laura accende qualche speranza: parancando massi intravediamo una zona nera sotto la frana sulla quale siamo approdati. Non resta che andare con gli strumenti di disostruzione adeguati, ma facendo prima una verifica che la zona sotto la frana non sia congiunta con il fondo. Questo è il consiglio di Sid, che viene pienamente accolto nell’attività del 19 ottobre da me Laura e Cicci. L’ipotesi di Sid è vera! I due punti sono uno sopra l’altro ed io e Andrea ci siamo ben visti e salutati a distanza ravvicinata. Altro punto esclamativo!

Non abbiamo quasi più niente da controllare nel fondo, se non una fessura in cui, a distanza di una decina di metri dalla precedente, si vede un po’ di largo sotto. Avendo i mezzi a disposizione facciamo questo tentativo e creiamo un piccolo pertugio dove infilandosi di piedi si prosegue per cinque metri, stretti, ma si prosegue … e dopo … un piccolo saltino …e lo spazio si allarga, cambia colore, consistenza e forma e tutto in un istante diventa magico: il colore bianco candido, le forme rotonde delle colate ed il riflesso azzurro lucente dello specchio d’acqua in fondo al pozzetto.

Sbalordito e con il pensiero di non farsi troppe illusioni (tanto el finixe li) grido agli altri e chiedo che vengano anche con il materiale per l’armo. L’emozione di aver trovato qualcosa di nuovo sale.

Il privilegio di vedere quell’ambiente intatto da migliaia di anni, pieno di decorazioni fatte dalla calcite, l’acqua e latte di monte sarà solo mia e di nessun altro perché il mio passaggio, purtroppo, ha definitivamente sporcato le pareti e lasciato tracce sul pavimento. Il superamento dello specchio d’acqua è stata un’impresa finita in un bagno gelato! Una pseudo tirolese sarà la soluzione per poter oltrepassare l’acqua.

Foto scattata durante l’esplorazione nella parte nuova: il laghetto ancora intonso.

Foto scattata durante l’esplorazione nella parte nuova: il laghetto ancora intonso

Passaggio del laghetto: l’acqua non tornerà mai più limpida come prima

Passaggio del laghetto: l’acqua non tornerà mai più limpida come prima

Al di là del laghetto abbiamo poi attraversato un altro stretto meando che dà in un pozzo, stimato 8-15
Ma non si passava.
Sarà rimandata ad un’altra uscita l’esplorazione di questa nuovo tratto di grotta.
Tutto ciò però riaccende in noi le speranze ed il presagio che la grotta offrirà sorprese.
L’ultimo giorno di ottobre la squadra del GSM (Sid, Jack, Helene, Cicci, Marce) a ranghi ridotti, causa di qualche menisco in convalescenza, si prepara all’epica impresa, almeno immaginata fin a qual momento.
Dopo aver preparato il materiale, corde in abbondanza, e mascherine anticovid partiamo alle 9.10 per il consueto avvicinamento alla grotta. In due ore siamo al fondo. All’armo del saltino, che porta poi alla parte nuova, Sid estrae a mano un multimonti e sistema l’armo indecente. Ci affacciamo al nuovo pozzo, ma c’è un’oretta di lavoro per poter passare. L’attesa fa salire curiosità. Finalmente si passa e ci troviamo davanti ad un grande pozzo, molta acqua, e la possibilità di continuare la discesa. Il pozzetto stimato 8-15 m. in realtà è di 35-40 m. alla base del quale, dopo un breve passaggio tra i massi, si entra in un altro pozzone a doppia canna con il soffitto molto alto (80m.???).

Dalla finestra del meandro che s’immette nel P35 della parte nuova della grotta

Dalla finestra del meandro che s’immette nel P35 della parte nuova della grotta

Di lì siamo scesi altri 25 m. per arrivare in un’altra zona di colate, in ambienti sempre grandi che ci hanno permesso di intravedere (e preparare gli armi) per una nuova discesa di una quindicina di metri dove nel fondo c’è un’altra zona di raccolta acqua.

Grande colata alla base del P25

Grande colata alla base del P25

Purtroppo ci siamo fermati per “mancanza di corda”. Insomma, na figata! Grande squadra del GSM che contemporaneamente è riuscita a disostruire, armare, rilevare e fare un reportage fotografico: abbiamo spostato il punto di domanda del rilievo della grotta ottanta metri sotto!

Che l’esplorazione ora abbia inizio!!

Alla base del P25: Helene, Sid, Jack, Cicci, Marce

Alla base del P25: Helene, Sid, Jack, Cicci, Marce

Disegno a mano libera della sezione della parte nuova

Disegno a mano libera della sezione della parte nuova

Peroloch

Peroloch GPS N°0970
Asiago (VI)
Località M.te Zebio

WGS84 45° 55′ 8.202″ N 11° 31′ 11.112″ E

Quota 1518 m.s.l.m.

Disegno a mano libera della sezione della parte nuova
Disegno a mano libera della sezione della parte nuova

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Peroloch 2025

Georeferenziazione Peroloch