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Atacama 2010 – gli sviluppi dell’esplorazione

Allora non era un  miraggio del deserto di atacama………..
la grotta oggi ci ha regalato ben 1030 metri di sviluppo rilevato e, senti senti, finisce (il ramo esplorato) come il ramo principale del Buso della Rana con una sala rotonda formato da un camino-pozzo della misura di 32 metri (dati da disto laser).
Abbiamo tralasciato alcuni arrivi e domani cercheremo di trovare un ingresso alto che ci porti all’imbocco del pozzo dato che non abbiamo la possibilita di risalirlo …………. vedi mancanza di trapano, ma sopratutto età inoltrata.
Poi, se saremo ancora in …………… forma, abbiamo induividuato un paio di quebrade che di certo ci porteranno piacevoli sorprese …………………… e dobbiamo ancora andare nella grande grotta per la quale siamo venuti qui !!!

Allora a domani con le foto del salone terminale (grandioso con una lama che divide in due il camino) e di altre bellezze dalla Cordillera de la Sal,  Atacama – Cile
Galliano, Elio, Roberto, Ive

Il Pantegano ora è in gabbia

Il Pantegano voleva rimanere libero, restarsene là indisturbato a stuzzicare la fantasia degli speleologi. Tutti ne avevano sentito parlare, tutti lo conoscevano di nome come  Ramo del Pantegano,  e anche di fatto come posto infelice quasi un condotto della fognatura, una discarica dove buttarci dentro gli scavi della zona Peep.
Posto umido e stretto scoperto quel 29/12/1980 come indica la scritta sul primo saltino di 2 metri.
Solo pochi lo avevano percorso tutto completamente,  solo Beppe e Santina negli negli ’80 avevano cercato di disturbare il Pantegano risalendone il camino di 15 m e poi tuffandosi dentro il meandro sommitale. Poi più nulla , il Pantegano voleva restarsene solo e indisturbato.
Dove va a finire quel meandro? Quanto lungo è? Perché la cordellette lasciata sul camino a stuzzicare noi che siamo venuti dopo? Tante domande e poche risposte. Qualcosa di misterioso  che nelle riunioni del
giovedì in sede ogni tanto ritornava.
Poi un bel giorno appare, come mappa del tesoro trovata nel baule impolverato il rilievo del camino del Pantegano. E il meandro sopra? Niente …e il mistero diventa voglia di riscoprire, di ingabbiare il Pantegano al suo destino che è il rilievo del Buso della Rana .
Sabato 20 marzo  2010 : ci ritroviamo io, Piega, Elisa, Alessandro, Bonni e Ztenca al bar di Monte di Malo. Giro di caffè e briosce e poi all’A&O per il pane e affettato.
Alle 9.30  le luci dei led e dell’acetilene illuminano il ramo principale e piano piano senza fretta arriviamo a Sala Snoopy. La parte turistica è passata ora viene il bello. Le malabolge passano senza più lasciare il segno e poi oltre fino all’inizio della strettoia Paolo.
Qui un attimo di distrazione ci conduce lungo un mandrino stretto che ad un certo punto diventa tanto stretto da farci chiedere:”ma è proprio di qui la strada?”. Niente paura è la terza volta che passo di qui e infatti una volta passati tutti ci accorgiamo che il meandro chiude inesorabilmente.
Che ci sia la maledizione del Pantagano?
Niente da fare , ritorniamo sui nostri passi e via per la strada giusta finchè non ci dividiamo e un gruppo va verso zona Peep. Niente paura e ritorniamo sui nostri passi.
E qui inizia la fognatura con bel scorrimento d’acqua che ci inzuppa per bene.
Superiamo il saltino di 2 m e poi quello di 6m. Ci arrampichiamo per i saltini successivi finché tra una imprecazione e un “ dove ci avete portato?”
Arriviamo al cospetto del camino del Pantegano. Un tiro e la cordellette si smuove, un saggio femminile di treccia e via la corda passa l’anello.
Pari o dispari? Tocca  a me risalire e sotto uno  scroscio d’acqua risalgo i 15 metri.
Siamo in cima al Camino del Pantegano. Per un attimo sogno nuove esplorazioni, salette, finestre non viste, poi il Piega mi sveglia e con la trouse da rilievo percorriamo il meandro.
Inizia subito largo sui 30 cm e alto sui 5 metri  con scorrimento d’acqua alla base . Dopo circa 30 metri una piccola saletta con due meandri che vanno avanti. Uno fangoso dopo 15 metri si stringe troppo, mentre quello attivo lo percorriamo fino allo sbarramento di una frana. Niente da fare, guardiamo attorno ma a malincuore dobbiamo ammettere che qui muore il Pantegano.
Cominciamo a rilevare tornando indietro e l’arrivo del Bonni ci aiuta non poco il lavoro in questi ambienti così stretti.
Alla partenza del camino  una finestrella ci insospettisce, traverso acrobatico, ma è solo una illusione e ritorniamo così dai nostri amici che infreddoliti ci aspettano sotto con tanta pazienza.
Recuperiamo la corda e lasciamo su la vecchia cordellette, disarmiamo il saltino e percorriamo il meandro fino a zona Peep.
Alle 21.30 sotto una pioggerellina tanto fine da sembrare neve  usciamo dal Buso della Rana stanchi, bagnati, sconfitti ma con circa 80 metri di nuovo rilievo.
Il Pantegano finalmente è in gabbia.
Ciao
Matteo Scapin – Gruppo Speleologi CAI Malo

Rana – Foto al Ramo dei Salti

Domenica Sandro, Simona, Alberto R., Donato e Massi siamo andati a fare foto nel Ramo dei Salti.
Quasi 10 ore siamo rimasti dentro! Questo per farvi rendere conto come i tempi raddoppiano per una squadra fotografica.

Il quarto salto
Il Grande Camino P35
Salto sopra Sala Priabona

La descrizione del ramo, e tutte le foto fatte, le trovate sul sito del Buso della Rana.

Rana, la corda rossa – 3° episodio: la beffa!

11 luglio 2009
Sabato mattina io, Sid e Albertino ci siamo ritrovati di fronte all’antro del Buso della Rana verso le 7.30 con l’obiettivo di porre fine al mistero della Corda Rossa.
Dopo aver superato con difficoltà il disagio psicologico di essere l’unico dei tre ad entrare con il carburo, sembra strano ma il cevello comincia a farsi alcune domande del tipo: son rimasto indrio, che rottura de bale far carburo e anca l’acqua, spetè natimo che il piezo nol va, son l’unico mona che toca far fadiga a portarse sto peso, e se finise el carburo, devo ricordarme de far acqua se non faso bruta figura, me sa che prima o dopo me toca spendere i schei per l’impianto del Sig. Mastrello eccc…
Come dicevo dopo aver supero ‘ste turbe psicologiche siamo entrati e verso le 9.00 eravamo sotto il Camino della Corda Rossa.
Ci siamo saziati un pochettino e abbiamo tirato fuori il materiale cominciando a prepararci.
Dopo aver superato il dilemma se usare la punta della Bosch o quella dell’Hilti abbiamo tirato fuori dal sacco una mezza corda rossa dinamica e qui al momento di fare i nodi di assicurazione altri psicodrammi sono venuti fuori.
E se non finiamo la risalita la corda rossa penzolerà ancora?
Ma perchè abbiamo portato via la corda rossa non era meglio quella blu.
Sai che figura se il camino continua e lasciamo su la corda?
Con un bel sospiro di speranza siamo partiti e arrivati al punto raggiunto la volta scorsa ci aspettavano altri 10 metri per arrivare ad una zona nera promettente.
Mentre il pozzo sgocciolava dal soffitto non poca acqua un po’ alla volta abbiamo superato
i 10 metri mancanti e fatto l’ultimo foro , inserito il tassello, messo il moschettone , e poi le scalette e poi passata la corda rossa nel moschettone una volta issatici su cosa abbiamo trovato?
Una nicchia nella roccia o se vogliamo chiamarla rientranza oppure piccola cencia oppure si potrebbe condirla con frasi un po’ più colorite ma lasciamo perdere.
Comunque oltre sto posto che ha infranto le speranze il camino prosegue per altri 5 metri
chiudendo inesorabilemnte, mentre l’acqua sgocciola dal soffitto.
L’esplorazione del Camino della Corda Rossa si è concluso definitivamente così su una misera nicchia sabato 11 luglio 2009 con un totale di circa 30 metri di camino.
Con un pizzico di delusione alle 14.00 circa i tre “Conquistatori dell’inutile” erano fuori, ma
appena usciti alla luce del sole nuove avventure gli attendevano e nuove speranze di esplorazione si aprivano ai loro occhi.
ciao
matteo