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Uscita del corso al Degobar

Un’altra uscita è andata e nemmeno le avverse condizioni meteo hanno saputo arrestare la voglia di grotta dei nostri allievi del 23° corso.
Sotto una pioggerella e un cielo plumbeo ci siamo ritrovati a Malo alle 7.00 di ieri mattina .
Noi istruttori, conoscitori dell’Abisso Degobar, eravamo consci che la calata del secondo pozzo in caso di pioggia può diventare umida e che l’avvicinamento nel bosco sarebbe stato molto più bagnato.
Loro, gli allievi,  non conoscevano il Degobar,  ma dopo la lezione di giovedi sapevano bene che la meteorologia ipogea non c’entra nulla con le condizioni del tempo.
In questa confusione cerebrale siamo partiti lo stesso per “raccogliere” gli altri al cimitero di Caltrano.
Alle 7.40 eravamo tutti in cerchio a confessare le nostre paure e timori, 50 % con tanta voglia di andare in grotta e 50% con tanta voglia di tornare a indossare le pantofole.
Gli allievi che guardavano gli istruttori e gli istruttori che guardavano gli allievi, tutti in cerca di una conferma e di una decisione, ma intanto la pioggia cadeva.
In questo aquazzone cerebrale la decisione improvvisa quasi un fulmine nella tempesta: “si va!”
Salendo i tornanti del Costo i mille dubbi assillano la mente, ma piano piano che si saliva la pioggia diminuiva sempre più finchè a Gallio il miracolo.
Finestra di bel tempo, possiamo attaccare la grotta. Ma dobbiamo essere veloci.
Capuccino e briosce e poi su a Campomuletto. Ci  cambiamo che il tempo tiene, avvicinamento con le ombrelle chiuse. Veloci che fra poco inizia a piovere di nuovo.
Fuori dall’ingresso allestiamo un telo e poi giù lungo la corda in ordine….ma …….”dov’è il secondo allievo che deve scendere con il suo istruttore ?”. “Boooo” è la risposta unanime “Chi li ha visti?”
Parte così una squadra di soccorso che dopo poco ritrova l’istruttore e il suo allievo persi nel bosco di Campomuletto con gli occhi spaventati in preda a delirio che pronunciavano frasi sconnesse.
Una volta calmati, guardano il buco nero che scende nelle viscere del Degobar e nella loro mente tutto torna normale.
Il set fotografico per immortalare gli allievi
Sul  secondo pozzo la squadra fotografica di Sandro immortala ogni speleologo per la prossima
copertina del National Geographic e tutto fila liscio finchè il mio allievo giunge al primo frazionamento della giornata.
Momento di panico, mollo non mollo, mollo tutto, ma  come si fa la chiave?…..è meglio se torniamo sotto il telo e aspettiamo gli altri.
E così, mentre il corso proseguiva con l’uscita in grotta fino al bivacco a -200, noi ce  ne stavamo sotto il telo di nylon a fianco dell’ingresso dell’Abisso Degobar  a contare le gocce che cadevano .
 Pozzo Carcun
Aspetta  e aspetta,  mentre la perturbazione si abbatte sempre più intensa  ci facciamo anche una pennichella.
Nel primo pomeriggio  i primi ad uscire sono i venexiani e poi a due a due tutti gli altri finchè alle 18.30 sono tutti fuori corde comprese.
Un buon brulè riscalda le membra sotto una calda  tettoia, mentre fuori diluvia.
Alla fine   tutti contenti, gli istruttori,  gli allievi e  il pizzaiolo di Canove.
Ciao
Matteo Scapin

Uscita fotografica in Pisatela – parte 2

Non ero solo io far foto, ma anche Damiano ha inaugurato il suo nuovo obbiettivo macro da 70mm.
Dato che la sua specialità sono gli animali, non poteva esimersi dal fare un bel ritratto a questo splendido pippo con la pelliccia della pancia bella bianca.

Abbiamo poi questa scultura creativa all’imbocco del by-pass dello Stargate.

Ci sono pure io durante uno scatto “estremo”: 2000 euro di attrezzatura in piena corrente ed a pochi cm dall’acqua! C’è anche il mio scatto fatto nell’occasione.

Concludiamo con un bel tubolare.

San

Uscita fotografica in Pisatela

La Rana era in piena e non ci è stato possibile entrare per andare a fare il ramo dei Salti, come programmato.
Dirottiamo sulla Pissy che, grazie ai by-pass dello Stargate, è agibile anche con molta acqua.

Concrezioni e scallops in questo splendido tratto in prossimità del Ramo del Cigno

Concrezioni e scallops in questo splendido tratto in prossimità del Ramo del Cigno
Il tunnel
Sala Bianca

Alberto scivola e si fa un bagno integrale nel laghetto alla confluenza con il Ramo del Cigno! Per lui nessun problema a farsi lo Stargate con l’acqua alla gola, seguito dal temerario Donato.

Il lago del bagno fuori programma

Adesso la documentazione fotografica della traversata è completa.
San + Damiano, Donato, Alberto Rossetto

Rana: Uscita al Ramo Spalmer

Domenica 4 gennaio

di Laura

Pierga, Miguel, Eddy (nuovo corsista di quest’anno e quindi “portafortuna” per definizione!) ed io siamo andati allo Spalmer con l’intenzione di “rumare” nella frana finale del ramo (per capirsi, la frana “del Costa”).

Il ramo, per chi deve ancora andarci, termina con un cunicolo leggermente spostato sulla destra, lungo circa 3 m (perdonatemi se le misure non sono precise..) che si immette alla base di un camino alto 4 – 5 m, caratterizzato da un soffitto simpaticamente costituito da massi di notevoli dimensioni incastrati alla meno peggio e decisamente instabili… Pierga, sdraiato nel cunicolo, solleticava i massi con il palo (recuperato dal Camino dell’Eco) e al primo accenno di movimento, scappava all’interno del cunicolo.. Diciamo che è stata fatta strada.

Miguel ed io, per scaldarci un po’ (dato che Pierga ed Eddy lavoravano lungo il cunicolo), abbiamo deciso di provare a scavare nella nicchia presente sulla sinistra del cunicolo stesso. Qui i sassi sono immersi nel fango ma almeno il soffitto è “”sano”” (dopo aver fatto un po’ di strada ci siamo accorti che il soffitto non era poi così sano…Diciamo che l’intera lastra che costituiva il soffitto era sana, ma era una lastra..).

Ad un tratto Miguel dice: “guarda Laura, il teschio di un animale..!” e me lo passa con cura. Con altrettanta cura lo osservo e lo passo delicatamente ad Eddy che a sua volta lo mostra a Pierga. Io e Miguel ci lasciamo trasportare dalla nostra fervida immaginazione: ah, l’uscita è ormai imminente (l’animale dev’essere pur entrato da qualche parte!). Immagina una galleria costellata dalle radici delle piante esterne che saggiano l’umidità del sottosuolo.. E quell’animaletto? Forse una Faina visto che i canini sono ben sviluppati e il musetto è un po’ allungato… Poverino, che brutta fine deve avere fatto.. schiacciato dai sassi.. “Oh, guarda, ci sono anche le ossa del resto del suo scheletro. Dai, portiamo fuori tutto e chiediamo a chi sa più di noi!”. Con cura raccogliamo le restanti ossa e le mettiamo in una sacchetto (vertebre, femori, costole e mandibole). “Eddy, ci passi il teschio che lo mettiamo insieme alle altre ossa, per favore?”

La risposta è stata: “non so dove l’ho messo.. Non mi ricordo se l’ho appoggiato da qualche parte o se l’ho lanciato..”

… EH??!!? … Ma zio Billy………… (i puntini di sospensione sostituiscono varie colorite ed intense “considerazioni”..)

(ovviamente una birra media a testa.. Ma secondo me tutti i soci del GSM possono ancora vantare il diritto di una birra offerta..)

Comunque, le restanti ossa le abbiamo a casa Pierga ed io. Il fatto che ci fosse un piccolo vertebrato in grotta (nè ghiro, nè pipistrello) ci ha fatto considerare l’ipotesi di un’uscita davvero vicina, quindi…