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28° CORSO DI INTRODUZIONE ALLA SPELEOLOGIA

corso-speleo-2017PROGRAMMA:

Le lezioni teoriche si svolgeranno presso la sede sociale del Gruppo nel Palazzo delle Associazioni a Malo piazza Zanini, 1 alle ore 20.30.

Mercoledì 4 Ottobre – Serata informativa pre-corso: 

Con l’occasione il GSM presenterà il gruppo, illustrerà nello specifico l’attività che svolge, presenterà il corpo docente e andrà a esplici- tare il programma tecnico-pratico che il corso prevede.

QUESTA PRIMA SERATA E’ ILLUSTRATIVA E GRATUITA E NON VINCOLA AD ALCUNA ISCRIZIONE.

Mercoledì 11 Ottobre – Lezione teorica:

  • L’uomo e le grotte: storia della Speleologia
  • Abbigliamento, alimentazione e attrezzatura personale
  • Consegna del materiale tecnico

Sabato 14 Ottobre – Esercitazione pratica:

  • Uscita in palestra: tecniche di progressione su corda

Domenica 15 Ottobre – Esercitazione pratica:

  • Uscita in grotta: Abisso Paradiso

Mercoledì 18 Ottobre – Lezione teorica:

  • Tecnica di progressione in grotta
  • Equipaggiamento, Attrezzatura personale e di gruppo
  • Tecnica e materiali speleo-alpinistici

Domenica 22 Ottobre – Esercitazione pratica:

  • Uscita in grotta: Abisso Degobar

Mercoledì 25 Ottobre – Lezione teorica:

  • Elementi di geologia in campo
  • Carsismo, speleogenesi e speleopoiesi
  • Tutela del territorio carsico

Domenica 29 Ottobre – Esercitazione pratica:

  • Uscita in grotta: Abisso Est

Martedì 31 Ottobre – Lezione teorica:

  • L’esplorazione sotterranea
  • La documentazione topografica, fotografica e scientifica
  • Il Soccorso Speleologico
  • Riconsegna materiali

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E ora c’è anche Sala Priabona

Il Buso della Vecia in alta Valle Faeda sopra Priabona continua a riservarci novità.

Dopo esserci arrestati di fronte al  sifone a -182 metri di profondità, che per ora ci impedisce di continuare , siamo tornati a vedere la saletta in fondo al Meandro delle Larghe Intese.Qui sappiamo che c’è qualcosa che ci sfugge, come la forte corrente d’aria che a Sala Sbrasa sembra perdersi.

Infatti risalito un caminetto di 6-7 metri ci siamo trovati di fronte ad un salone enorme ( per la Vecia si intende) lungo 15 metri e largo altrettanto con un bellissimo specchio di faglia su un lato.  In fondo alla sala due bellissimi camini si innalzano per 25-30 metri .

Abbiamo pensato di chiamarla Sala Priabona.

Ed ora finchè aspettiamo che l’acqua del sifone sparisca ( chissà!) non ci resta che dilettarci nella risalita.

a presto per ulteriori news

 

 

I BRUXA LA STRIA…ANZI NO… GHEN SBUSA’ LA VECIA?

Eh si  la vecia!  Ah la vecchia!

 La vecchia che non ti molla, la veccia che ti sa sorprendere sempre, la vecia che ti spezza i gomiti, la vecchia che ti sfianca, ma alla fine torni sempre dentro a continuare il lavoro.

 Iniziare questo racconto non mi è facile. Troppe  cose si vorrebbero dire di un buso che oramai è un vero e proprio Abisso, ma che si chiama con irriverenza ma anche con  semplicità il  Buso della Vecia.

 I numeri prima di tutto.

 Profondità oltre i -180 metri con uno  sviluppo oltre i 600 metri ( ad oggi  rilevati 570 m).

Questa grotta in silenzio è diventata  la grotta più profonda del Faedo–Casaron  ( Rana-Pisatela a parte), ma è anche il sogno di raggiungere quel “mostro” carsico che nel nostro immaginario  si dovrebbe trovare a monte della Grotta della Poscola.

 Fin dall’inizio è stato  battezzato come Buso della Vecia, in ricordo di una signora che li vicino ci abita(va). E’ ubicato  sulla testata della Valle Faeda che è quella valle che dall’abitato di Faedo scende verso contrà Campipiani e poi Priabona.

 La fessura di ingresso  è stata individuata da due giovani ragazzi di Malo / Molina nel lontano 2001 entrati in gruppo per partecipare al corso di speleologia, pieni di entusiasmo e curiosità per quei buchetti che si aprono sul Faedo.

 Un forte vento soffiava e tutto faceva ben sperare visto che la valle in cui si apre è chiamata anche Valle dei Vis-ci, per la  presenza numerosa di buchi soffianti ( Buso del Lucio, Buso del Tombin  e altri) che la leggenda popolare fa fischiare.

 Subito si era tornati armati di “buona pazienza” e con sistemi fonoassorbenti di dubbia qualità come una coperta di lana, ci si era spinti dentro fino a trovare uno stretto pozzettino di un paio di metri. Tanto lavoro di disostruzione  e fatti altri pochi metri ci si ritrova in una saletta che viene battezzata Saletta dei ovi. Da qui parte l’esplorazione di pozzi e sale fino a raggiungere i  -40 metri di profondità.

 Si percorre una zona fossile in direzione S-E con ambienti i come  la sala del Mamba Nero con il caratteristico “serpente nero” appiccicato al soffitto, poi intervallati da meandri stretti e camini, ma  che alla  fine termina nella Saletta Finale  senza ulteriori prosecuzioni. 

 Qui inizia un lavoro paziente di scavo su diversi fronti inseguendo come sempre l’aria .

 Si segue però principalmente una fessura alla base della Sala delle vongole e per anni quella diventa la zona di lavoro  del gruppo che si dedica a questo “cantiere”.

La fessura viene percorsa per qualche decina di metri, trovando un piccolo pozzetto e una minuscola saletta, ma poi di fronte ad una ulteriore fessura la voglia, la determinazione e l’entusiasmo vengono di nuovo a mancare.

Sembra quasi il ripetersi di quanto accaduto per la congiunzione Rana-Pisatela, siamo anche nello stesso periodo 2005-2006 e la grotta viene lasciata là a maturare.

 Nel 2011 quando il GSM riprende in mano il cantiere della F-Rana in  Pisatela contemporaneamente si  decide  di ritornare al buso della Vecia e riprendere il lavoro interrotto anni prima. Due fronti di lavoro si aprono, due sogni si inseguono.

 Uscite notturne di disostruzione si susseguono settimana dopo settimana, finchè la sera del 05/04/2012  dopo 5 metri di scavo “cattivo”  si entra  nella Sala Albina  sopra un pozzo che supera i  30 metri.

 Cresce l’entusiasmo in gruppo per l’enorme scoperta e la grande corrente d’aria che si sente spinge dentro anche gente nuova e nuove leve.

 Il Pozzo 6 Aprile viene sceso fino ad arrivare ad una ulteriore fessura dove tutta l’aria penetra dentro.

base del Pozzo 6 aprile

foto 1 – alla base del Pozzo 6 Aprile

 E‘ qui che la caparbietà e la voglia di scendere si fanno vedere e inizia una nuova “guerra di mina “ con la vecchia.

 La sera di lunedì 07 Maggio 2012, in una numerosa uscita congiunta con ex del GSM e ragazzi del  Gruppo Grotte Trevisiol si scende il pozzo P40 e due ulteriori pozzetti intervallati da meandri al limite del praticabile vengono percorsi.

partenza P40

foto 2 – partenza del P40

 Successivamente  in una saletta alla profondità di  circa -180 metri, l’esplorazione si interrompe davanti a una nuova fessura che sembra raccogliere tutta l’acqua e l’aria della grotta.

 Delusione e rassegnazione sembrano subito pervadere il gruppo.

 Si ritorna indietro, si vedono finestre , si scopre un nuovo  pozzetto nella Sala del Mamba Nero. Si studia il territorio dall’esterno percorrendo la Valle Faeda  integralmente.

 Poi una risalita nel punto in cui l’aria si divide  ci fa scoprire Sala Sbrasa e altri metri di grotta vengono fuori.

Intanto dalla  saletta a -180 una nuova sfida con la “vecchia” si riaccende. Serate dopo serate a disostruire un meandro che sembra allungarsi sempre di più, che pare infinito.

giaguaro

foto 3 – dentro il meandro del giaguaro smacchiato

Non si va laggiù a pettinare le bambole e neppure a smacchiare i giaguari, ma a lavorare nel dopo-lavoro; si scende giù a disostruire e rendere percorribile un fessura larga 10 centimetri, dove l’acqua scorre alla base e dove i gomiti sono messi a dura prova. Il Meandro del Giaguaro Smacchiato non molla, decine di metri vengono percorsi  strisciando e bestemmiando e dopo una curva ci si trova di fronte ad una nuova curva. Si lavora in due -tre persone con acrobatiche e comiche contorsioni per darsi il cambio.

sala sbasa

foto 4 – sala sbrasa

Poi un giorno di forte precipitazione la svolta a Sala Sbrasa. Dietro un sasso, al di là della roccia si sente rumore di acqua e disostruito qualche   metro ci si trova sopra il Pozzo Italicum e alla partenza del Laminatoio delle Larghe Intese. Anche qui la direzione è  sempre S-E, ma  una strettoia ferma al momento la prosecuzione.

Ma  l’altro giorno,  l’08 di Aprile, tornati al meandro a -180  alla fine  si “smacchia il giaguaro” e se sbuxa la vecia .

Forzata l’ultima strettoia finalmente ci si mette in piedi per pochi metri, ma sono sufficienti per riprendere fiato e poi si percorrono strisciando  una ventina di metri sul livello di scorrimento dell’acqua fino a incontrare un sifone.

 Grande la soddisfazione per aver raggiunto il limite massimo di profondità del Buso della Vecia e anche al momento il massimo limite esplorativo.

rilievo buso della vecia

foto 5- rileivo parziale della grotta

 Vediamo nelle prossime uscite che altre sorprese ci regalerà la vecchia,…ops… il Buso della Vecia.

 Matteo